Le Malattie: Linfoma Non Hodgkin (LNH)
INTRODUZIONE
Cos'è il Linfoma Non Hodgkin (LNH) e come si può curare?
Che cos'è un tumore?
Il nostro corpo è costituito da milioni di cellule che lavorano
insieme per consentire il normale compiersi di tutte le funzioni biologiche
necessarie a mantenerlo in vita.
Anche le cellule invecchiano e devono pertanto essere sostituite da nuove
cellule; la riproduzione cellulare è controllata dai geni che sono
contenuti nel nucleo della cellula e che contengono tutte le informazioni
necessarie per consentire la vita e la riproduzione della cellula stessa
e quindi dell'intero organismo; possono essere paragonati ad un regista
che come tale controlla attentamente i contenuti e la qualità dello
spettacolo: i geni dirigono e coordinano le attività di ogni cellula
dell'organismo.
Fin dalla nascita siamo sotto il continuo attacco di germi, tossine, inquinanti,
che possono nuocere al nostro organismo; tuttavia non solo agenti esterni
minano il nostro stato di salute, anche dall'interno ci possono essere
problemi. Quando le cellule si dividono possono verificarsi errori a livello
dei geni, tali errori sono detti "mutazioni" e determinano anomalie
di funzionamento e della proliferazione cellulare.
Il cancro insorge quando le cellule proliferano in modo incontrollato
tanto da determinare il formarsi della massa tumorale.
Il sistema immunitario
Il sistema immunitario è un insieme di cellule e strutture in
grado di identificare, isolare, e distruggere invasori esterni e cellule
mutate prima che arrechino danno all'organismo.
Tali agenti sono riconosciuti dal sistema immunitario grazie a proteine
dette "antigeni", espresse sulla superficie cellulare; speciali
"recettori", espressi sulle cellule del sistema immunitario,
si legano agli antigeni e questo legame attiva la risposta immunitaria
per distruggere la cellula in questione.
Il sistema immunitario è costituito tra l'altro da una rete di
vasi linfatici che si diramano in tutte le parti del corpo ed al cui interno
scorre la linfa che contiene una popolazione di globuli bianchi: i linfociti.
Lungo il decorso dei vasi linfatici ci sono dei piccoli organelli a forma
di fagiolo detti linfonodi.
I linfonodi filtrano la linfa e quindi i batteri, virus, ed altri agenti
patogeni vengono pertanto rimossi dal circolo; in questo processo i linfonodi
possono aumentare di volume e diventare palpabili.
I linfociti sono una popolazione di globuli bianchi deputati alla difesa
dalle infezioni e dai tumori, sono prodotti dal midollo osseo; ve ne sono
due tipi:
- Linfociti B che maturano in plasmacellule che sono deputate alla produzione di anticorpi i quali si possono legare alle cellule estranee permettendone l'eliminazione.
- Linfociti T che si attivano quando le cellule sono infettate distruggendole direttamente e che funzionano anche da regolatori della risposta immunitaria.
I linfociti sopravvissuti all'eliminazione dell'agente patogeno si trasformano in cellule della memoria, che rimangono nei linfonodi, pronte ad essere riattivate se l'organismo verrà esposto nuovamente allo stesso antigene.
Che cos'è il Linfoma?
Il Linfoma è un tipo di tumore che può insorgere quando si verifica un errore nel processo di proliferazione dei linfociti; le cellule anomale possono accumularsi per due meccanismi:
- le cellule linfomatose si replicano molto più rapidamente delle cellule normali.
- le cellule linfomatose hanno una vita media maggiore delle cellule normali.
- Come le cellule normali, quelle linfomatose possono proliferare in
tutti i distretti dell'organismo: linfonodi, midollo osseo, milza ed
organi extralinfatici.
Esistono due tipi di tumore del sistema linfatico:
- LINFOMA NON HODGKIN
- LINFOMA DI HODGKIN
IL LINFOMA Non HODGKIN (LNH)
Non è una singola malattia ma piuttosto un gruppo di neoplasie
strettamente correlate che colpiscono il sistema linfatico.
Sebbene i differenti tipi di LNH abbiano molte caratteristiche in comune,
si differenziano per l'aspetto microscopico delle cellule, per le modalità
di accrescimento e per la sede di sviluppo.
I LNH si dividono in due grandi categorie:
- LNH a cellule B, che derivano dall'anomalo sviluppo dei linfociti B
- LNH a cellule T, che derivano dall'anomalo sviluppo dei linfociti T
Le cause esatte dei LNH sono sconosciute, sono tuttavia segnalati alcuni fattori di rischio:
- esposizione a sostanze chimiche (pesticidi, fertilizzanti, solventi)
- infezione da virus di Epstein Barr (agente responsabile della mononucleosi)
- infezione da virus HTLV-1
- infezione da HIV
- familiarità (non è documentata ereditarietà)
- trapianto d'organo
La diagnosi di Linfoma non Hodgkin
Vari accertamenti sono necessari per valutare quanto sia estesa la malattia
e in che misura siano compromesse le normali funzioni dell'organismo;
alla luce di questo, il medico valuterà quale sarà il trattamento
migliore per la cura del linfoma. Gli accertamenti necessari vengono di
solito prescritti da un ematologo (medico specializzato nella diagnosi
e nel trattamento delle malattie del sangue).
La storia clinica del paziente, l'esame obiettivo, gli esami ematochimici
e strumentali (ecografia, radiografia, TC) permettono di valutare l'estensione
della malattia e di indirizzare ad uno o più trattamenti mirati
per ottenere una remissione completa.
Segni e sintomi del Linfoma non Hodgkin (LNH)
Un sintomo è un qualcosa al di fuori del normale che potrebbe
essere causato da una malattia. Non ci sono sintomi specifici di LNH,
e possono essere scambiati per i sintomi di altre malattie.
Spesso i pazienti arrivano dal medico riferendo un quadro simil-influenzale
o disturbi respiratori che non regrediscono.
La presentazione più comune del LNH è un aumento di volume
di alcuni linfonodi che non danno dolore, al collo, sotto le ascelle,
all'inguine, o in altre sedi. Un aumento di volume dei linfonodi inguinali
può causare la comparsa di edemi agli arti inferiori, mentre un
aumento dei linfonodi addominali può dare una sensazione di dolore
o di gonfiore.
Meno comunemente il LNH si può presentare senza linfonodi aumentati
di volume. In alcuni pazienti sono presenti altri sintomi quali: febbre,
perdita di peso, sudorazione notturna, brivido, astenia, prurito. Di solito
non compare dolore, specie nelle forme in uno stadio iniziale.
Chiaramente non tutti coloro che hanno questi sintomi hanno il linfoma,
tuttavia se questi sintomi sono persistenti, è necessario eseguire
degli accertamenti diagnostici.
All'esame clinico il medico andrà a cercare linfonodi aumentati
di volume a livello del collo, ascelle, inguine, osserverà la regione
delle tonsille, visiterà il torace per escludere che ci siano versamenti,
palperà l'addome alla ricerca di linfonodi, milza e fegato ingranditi,
chiederà al paziente se avverte debolezza, dolore, formicolii che
potrebbero insorgere per una eventuale compressione dei nervi da parte
di linfonodi aumentati.
Se c'è il sospetto di un linfoma bisognerà intraprendere
una serie di accertamenti per arrivare alla diagnosi, questi includono:
- Radiografia del torace, TAC total body, Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), Scintigrafia
- esami ematochimici
- esame citomorfologico ed istologico del midollo osseo, a seconda dei casi anche esame del liquor cefalorachidiano
- biopsia del linfonodo.
Che cos'è una biopsia e come si esegue?
E' un procedimento attraverso il quale si preleva un frammento di tessuto
da un'area che si sospetta sia malata, le informazioni ottenute dall'analisi
di tale tessuto sono cruciali per la diagnosi.
Di solito si cerca di togliere tutto il linfonodo in questione se è
accessibile, oppure, se è una grossa massa, se ne preleva un frammento;
il primo tipo di intervento di solito si esegue in anestesia locale, il
secondo tipo può richiedere l'anestesia generale, in ambedue i
casi verranno apposti dei punti di sutura.
Quando l'unica localizzazione di malattia sembra esser l'addome, l'intervento
verrà in laparoscopia (si introducono dei tubicini a fibre ottiche
e muniti di bisturi); in alcuni casi però è necessario operare
ad addome aperto (laparotomia).
Il tessuto prelevato verrà esaminato dal patologo al microscopio
e nella maggior parte dei casi verrà formulata la diagnosi.
Quali sono le indagini strumentali richieste per completare la diagnosi?
Questi accertamenti sono necessari per conoscere l'estensione della malattia e dunque scegliere un trattamento adeguato, la maggior parte di questi esami sono indolori e non richiedono l'anestesia:
- Radiografia: l'uso dei raggi X consente di vedere alcune parti del nostro corpo
- TAC (Tomografia Assiale Computerizzata): sfrutta le proprietà dei raggi X, ma con l'ausilio del computer si hanno immagini molto più dettagliate degli organi e strutture interne. Nei pazienti affetti da linfoma la TAC è fondamentale per studiare collo, polmoni, addome, pelvi
- Risonanza Magnetica Nucleare: sfrutta le radiazioni magnetiche invece dei raggi X. E' più indicata per studiare organi quali il cervello ed il midollo spinale.
- RMN con gallio: il gallio è una sostanza radioattiva che viene somministrata per via endovenosa e si va ad accumulare in alcuni tumori; nei pazienti affetti da LNH si deposita dove c'è il linfoma e l'immagine che arriva al computer dà l'esatta sede della localizzazione, quindi l'indagine potrà essere ripetuta dopo la terapia per vedere se la massa è stata completamente distrutta.
- PET (Tomografia ad Emissione di Positroni): come nel precedente esame viene iniettata una sostanza radioattiva che viene captata, a differenza dell'esame precedente, solo dalle cellule vitali e dunque consente di fare una distinzione piuttosto precisa tra tessuto necrotico e vitale. E' un' indagine utile nei casi dubbi di risposta al trattamento, per valutare la vitalità del tessuto residuo.
Cosa ci dicono gli esami del sangue?
L'emocromo ci permette di studiare le cellule circolanti come globuli rossi, bianchi e piastrine che a volte possono essere alterate; inoltre è utile studiare la funzionalità epatica, renale etc. per evidenziare un eventuale coinvolgimento di questi organi. Un indice utile per valutare l'aggressività del linfoma è il livello dell'enzima lattico deidrogenasi (LDH).
Che cos'è l'esame del midollo osseo?
Il midollo osseo è l'organo che produce tutte le cellule del sangue: è utile studiarlo perché il LNH può originare o interessare il midollo osseo. Il prelievo si esegue di solito in anestesia locale a livello cresta iliaca posteriore (osso del bacino) inserendo un ago che, attraversando i tessuti, arriva fino all'osso da cui si aspira con una siringa un po' di sangue midollare.
Che cos'è l'esame del liquido cefalorachidiano?
A volte il LNH può coinvolgere anche il sistema nervoso e quando ciò accade nel liquido che avvolge il cervello ed il midollo spinale si possono trovare delle cellule tumorali. Il prelievo viene eseguito con un ago sottilissimo che viene inserito tra le ultime vertebre della colonna vertebrale, il liquido prelevato verrà poi osservato al microscopio.
Quali altri accertamenti occorrono?
Possono essere richiesti uno studio del cuore con elettro ed ecocardiogramma e della funzione polmonare per valutare la funzionalità di questi organi prima di iniziare la terapia.
Come viene classificato il LNH?
Dall'esame istologico della biopsia si valuta quale sia il tipo di linfoma.
Ogni tipo di linfoma è ulteriormente classificabile in base alle
modalità di crescita del tumore, si parla di "grado/stadio"
del tumore. La classificazione è importante perché orienta
sia sulle terapie che potrebbero essere efficaci.
Attualmente sono in uso tre classificazioni, la National Cancer Institute's
Working Formulation divide i linfomi in 3 categorie in base alle caratteristiche
delle cellule (esame istologico) ed alla prognosi (basso, intermedio ed
alto grado); molti linfomi non sono però così facilmente
classificabili, per cui è stata formulata la
- Classificazione REAL (rivista dal gruppo europeo-americano) che classifica i linfomi in base alle cellule da cui originano.
- Classificazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) che è simile alla REAL ed è attualmente la più usata. Tale classificazione utilizza vari tipi di informazioni: caratteristiche di crescita cellulare, anomalie genetiche, modalità di crescita del tumore nell'organismo.
Il ""grado" del tumore è importante per scegliere il tipo di terapia più idoneo; in genere la chemioterapia è più attiva nei tumori a rapida crescita e dunque nei tumori più aggressivi.
I LNH a basso grado: sono anche detti indolenti perché tendono a crescere molto lentamente e dunque non necessitano di un trattamento tempestivo, ma sono raramente guaribili e tendono a recidivare. Sono molto più frequenti nell'età adulta, i pazienti hanno una sopravvivenza più lunga con una buona qualità di vita. Alcune forme possono evolvere in forme aggressive che necessitano di trattamenti aggressivi e tempestivi, e la prognosi diventa più severa.
I LNH a grado intermedio ed alto: sono spesso classificati come aggressivi,
crescono rapidamente e necessitano di un trattamento immediato, a differenza
dei precedenti però sono più facilmente guaribili perché
più sensibili alla chemioterapia. Sono più frequenti nel
giovane adulto e nel bambino.
Oltre ad avere una classificazione in base alle caratteristiche cellulari,
è molto importante stadiare la malattia. Il termine stadiazione
è usato per descrivere l'estensione della malattia nell'organismo.
Possiamo distinguere quattro stadi:
- Stadio I il tumore è localizzato in un solo linfonodo, o organo, o zona extralinfatica.
- Stadio II il tumore è localizzato in due stazioni linfonodali dallo stesso lato del diaframma, o in un linfonodo ed in un organo adiacente.
- Stadio III la malattia coinvolge più linfonodi, o linfonodi e organi da entrambi i lati del diaframma.
- Stadio IV il linfoma è diffuso a tutto l'organismo: linfonodi, organi linfatici (milza) e non, midollo osseo.
Concludendo, un linfoma allo stadio I e II è una malattia localizzata,
agli stadi III e IV è una malattia diffusa. La valutazione dello
stadio è importante per "predire" l'esito e la prognosi
della malattia e dunque scegliere un trattamento più idoneo possibile.
Un altro parametro importante è l'assenza o meno di sintomi alla
diagnosi: un linfoma senza sintomi viene indicato con la lettera "A",
con sintomi "B". I sintomi sono febbre, brivido, prurito, difficoltà
respiratoria, disturbi gastrici ed intestinali, parestesie etc. I pazienti
senza sintomi si considerano a prognosi migliore.
La lettera "E" è usata per indicare il coinvolgimento
di un organo situato al di fuori del sistema linfatico. (es. polmone).
TERAPIA DEL LNH
Negli ultimi 20 anni la percentuale di pazienti con linfoma che ottiene
e mantiene la Remissione Completa (RC) è aumentata significativamente.
Nei bambini e nei ragazzi di età compresa tra 2 e 20 anni, le probabilità
di guarigione completa sono superiori al 70%, mentre per le forme indolenti
non sono ancora stati ottenuti questi risultati.
Lo schema di trattamento da utilizzare dipende da molti fattori quali:
il tipo e grado di LNH, l'estensione della malattia, e vari fattori prognostici.
I trattamenti utilizzati comprendono la chemioterapia, la radioterapia,
nuove terapie biologiche; in alcuni casi si pratica il trapianto di cellule
staminali, mentre la chirurgia è indicata solo in alcune circostanze
e comunque non a scopo terapeutico.
Lo scopo del trattamento è di ottenere la REMISSIONE COMPLETA (RC)
.
Quale può essere la risposta al trattamento?
La terapia di prima linea è la prima a cui il paziente viene sottoposto; la risposta può essere:
- Remissione Completa:
totale scomparsa di tutti i segni di malattia; ciò non significa che la malattia è guarita, ma che in quel momento non c'è apparente malattia. Se tale stato si mantiene a lungo termine allora si parla di guarigione e questa possibilità è tanto maggiore quanto più ci si allontana dal momento della diagnosi. La malattia potrebbe ripresentarsi, per questo è importantissimo controllare il paziente nel tempo. - Guarigione:
se ne parla dopo alcuni anni dalla fine della terapia; le forme ad alto grado sono più facilmente curabili delle forme a basso grado che tendono a recidivare anche dopo anni. - Remissione Parziale:
questo termine si usa per indicare che c'è stata una risposta ma non si è ottenuta la totale scomparsa della malattia, cioè c'è un residuo di malattia (inferiore al 50% della malattia iniziale). - Malattia Refrattaria:
resistente al trattamento - Progressione di malattia:
nonostante la terapia la malattia progredisce.
Gli altri fattori che possono condizionare il successo della terapia oltre al tipo istologico di LNH e al grado sono:
- età: pazienti di età <60 anni hanno una prognosi migliore anche perché tollerano meglio trattamenti più aggressivi; i più giovani poi hanno un organismo più sano ed efficiente.
- Performance status (PS): indica le condizioni generali e lo stato di autosufficienza del paziente; è espresso in una scala da 0 a 4 dove 4 indica uno stato terminale. Chiaramente la prognosi è peggiore se il PS è alto.
- LDH: alti livelli di tale enzima correlano con maggiore aggressività di malattia.
- Malattia extranodale: l'interessamento di altri organi quale midollo osseo, sistema nervoso centrale, cute, organi interni, peggiora la prognosi.
- Stadio di malattia: gli stadi I e II indicano un LNH localizzato che ha una prognosi migliore, III e IV indicano una malattia avanzata che ha una prognosi meno buona.
Bisogna chiarire bene il concetto di prognosi dicendo che la formulazione
di una prognosi si basa su informazioni acquisite da centinaia o migliaia
di pazienti che sono stati affetti dalla stessa malattia, che hanno ricevuto
analoghi trattamenti e che hanno ottenuto un certo tipo di risposta; tuttavia
nessun paziente è uguale all'altro e le statistiche fatte su grandi
numeri non sempre sono applicabili a tutti.
Nel trattamento del LNH come di altre neoplasie, possiamo distinguere
tra terapie standard, che sono quelle comunemente usate, e sperimentali
che sono in corso di studio.
CHEMIOTERAPIA
Vengono usati dei farmaci detti chemioterapici che sono in grado di portare
a morte le cellule tumorali agendo su vari punti cruciali della cellula
e in varie fasi del suo ciclo di sviluppo, purtroppo questi farmaci non
sono selettivi e quindi arrecano danni anche alle cellule sane (tossicità).
Attualmente i protocolli terapeutici prevedono l'impiego di più
farmaci (polichemioterapia) per sfruttare i meccanismi d'azione diversi
dalle varie sostanze e dunque per colpire la cellula linfomatosa su più
fronti (sinergismo); inoltre questo permette anche di usare dei dosaggi
inferiori e quindi di ridurre un po' la tossicità. Di solito una
sola dose di farmaco non è sufficiente per uccidere tutte le cellule
tumorali, per questo è necessario somministrare più dosi
ad intervalli di tempo prestabiliti in base alle caratteristiche dei farmaci
impiegati: si parla così, di cicli di chemioterapia. La suddivisione
in cicli è utile per ottenere una maggiore efficacia, per prevenire
la resistenza delle cellule tumorali ai farmaci, per ridurre gli effetti
tossici e per consentire all'organismo di riprendersi tra un ciclo e l'altro.
I protocolli terapeutici in atto sono il risultato di studi e cooperazioni
nazionali e internazionali con una documentata esperienza nella cura dei
linfomi pediatrici.
E' molto importante rispettare i dosaggi e le modalità di trattamento
previste dai protocolli terapeutici.
Quando si parla di "dose intensity" (dose massima), si intende
la massima dose di farmaco che l'organismo può sopportare con effetti
collaterali accettabili; si è visto che questo tipo di approccio
è efficace in molti tumori ed anche nei linfomi aggressivi; riducendo
la dose intensity si è osservata una riduzione sia delle possibilità
di cura che di sopravvivenza a lungo termine; è importante che
i pazienti sappiano che ridurre il dosaggio dei farmaci per ridurre gli
effetti collaterali a breve termine, può risultare dannoso a lungo
termine, alcuni effetti collaterali sono spiacevoli ma sopportabili, altri
possono essere gravi ma prevedibili e trattabili: è molto importante
quindi che i protocolli terapeutici non vengano modificati per quanto
possibile.
Le modalità di somministrazione della chemioterapia sono: per iniezione
endovenosa, che è la modalità più frequente, per
iniezione intramuscolare, per bocca. Se si prevede un trattamento per
via endovenosa di lunga durata, il medico può proporre l'inserimento
di un catetere venoso temporaneo o permanente per somministrare farmaci
e altra terapia in modo più comodo, indolore e per non danneggiare
le vene periferiche che possono essere seriamente rovinate dai chemioterapici.
Esistono diversi tipi di catetere venoso centrale, il tipo più
comune è chiamato Hickman-Broviac, e consiste di due tubicini che
vengono inseriti attraverso la parete toracica in una grossa vena: circa
20-30 cm di tubo rimangono all'esterno. Il vantaggio del posizionamento
del catetere è quello di poter eseguire i prelievi di sangue e
la chemioterapia senza dover sottoporre i bambini a continue punture.
Lo svantaggio consiste nella possibilità di infezioni e trombosi.
Effetti Collaterali
I chemioterapici hanno lo scopo di distruggere le cellule tumorali, ma
hanno anche vari effetti collaterali. L'associazione di più farmaci
incrementa l'efficacia del trattamento ma non può eliminare gli
inevitabili effetti collaterali.
La chemioterapia infatti agisce su tutte le cellule in attiva replicazione
che sono nell'organismo. Oltre alle cellule tumorali, le cellule sane
che sono in attiva replicazione e che più spesso risultano colpite
dalla chemioterapia sono le cellule del midollo, dei follicoli piliferi,
del tratto gastrointestinale e del sistema riproduttivo. Come risultato,
gli effetti collaterali più comuni includono: infezioni, anemia,
emorragie, perdita di capelli, mucosite, difficoltà nella deglutizione,
nausea, vomito, costipazione o diarrea, sterilità.
LE CELLULE DEL SANGUE
Ogni cellula del sangue ha una specifica funzione. I globuli rossi trasportano
l'ossigeno, i globuli bianchi sono importanti nel prevenire le infezioni,
le piastrine prevengono e bloccano le emorragie. Nel corso del trattamento
i globuli rossi, bianchi e le piastrine vengono continuamente monitorizzati.
L'anemia si instaura quando scendono i livelli di emoglobina. Una parte
importante dei globuli rossi è appunto l'emoglobina che trasporta
l'ossigeno ai tessuti. Quando l'emoglobina è bassa, il livello
di ossigeno nei tessuti scende e il corpo inizia ad avere difficoltà
a svolgere le normali attività. I sintomi dell'anemia sono: pallore,
debolezza, stanchezza, cefalea, irritabilità.
I globuli bianchi sono di diversi tipi. Vi sono i neutrofili che ci difendono
dalle infezioni causate dai batteri. Quando i neutrofili scendono sotto
i livelli di 1000/mmc il paziente è considerato neutropenico. In
corso di neutropenia è importante avvisare subito il medico quando
compaiono i seguenti sintomi: febbre > 38° C, brividi e sudorazione,
tosse e respiro affannoso.
Nel periodo in cui si effettua la chemioterapia e soprattutto in corso
di neutropenia è utile prendere alcune precauzioni: misurare frequentemente
la temperatura, evitare gli ambienti affollati e chiusi, evitare di mangiare
cibi non cotti che possono contenere germi come le verdure fresche, la
frutta non sbucciata, i dolciumi.
Le piastrine hanno una importante funzione emostatica. Il livello normale
di piastrine varia tra 150000/mmc e 400000/mmc. Quando i livelli di piastrine
scendono sotto i 40000/mmc aumenta il rischio emorragico. I sintomi più
frequenti di una piastrinopenia sono: presenza di ecchimosi e petecchie
sulla cute, sanguinamento dal naso e dalle gengive, presenza di sangue
nelle urine.
In corso di piastrinopenia è bene utilizzare alcune regole di comportamento:
lavare i denti delicatamente con uno spazzolino morbido, evitare il consumo
di farmaci come l'aspirina o altri anti-infiammatori non steroidei, evitare
attività o esercizi fisici che possono provocare traumi, non utilizzare
indumenti troppo stretti, proteggere sempre da possibili traumi piedi
e gambe con calze e scarpe.
Perdita di capelli
La perdita di capelli è un effetto inevitabile della chemioterapia
e della radioterapia.
Le cellule responsabili della crescita dei capelli sono cellule in attiva
replicazione che risentono dell'azione dei farmaci chemioterapici. La
rapidità con cui avviene la perdita di capelli è variabile
da persona a persona e dipende dal tipo e dal dosaggio di chemioterapia
usato; inizia in genere 2-3 settimane dopo il primo ciclo di terapia ed
interessa oltre ai capelli anche i peli del viso, delle braccia e gambe,
del pube e le sopracciglia. La ricrescita avviene in tutti i pazienti
circa quattro mesi dopo l'ultimo ciclo di chemioterapia. In molti casi
il colore dei capelli può essere temporaneamente diverso ma con
il tempo ritorna normale.
Mucosite
La mucosite può essere un effetto collaterale della chemioterapia
o della radioterapia ed è causata da una distruzione delle cellule
che producono saliva. La perdita temporanea di queste cellule e la riduzione
dei globuli bianchi facilita il rischio di infezioni che peggiorano il
quadro della mucosite.
La prevenzione della mucosite consiste nell'effettuare lavaggi frequenti
della bocca con soluzioni contenenti sodio bicarbonato, disinfettanti
e antifungini. E' utile inoltre preferire cibi morbidi non irritanti e
facilmente masticabili.
Nausea e vomito
La nausea e il vomito sono effetti collaterali frequenti del trattamento chemioterapico. Tuttavia sono effetti temporanei e rispondono facilmente al trattamento. Sono disponibili in commercio diversi tipi di farmaci antiemetici che devono essere somministrati prima della chemioterapia.
Costipazione
La costipazione è causata da una scarsa quantità di liquidi e da una ridotta motilità a livello intestinale. Alcuni chemioterapici possono contribuire a determinare costipazione perché agiscono sulle strutture nervose dell'intestino e riducono la contrattilità del colon. E' bene aumentare l'introito di liquidi durante la somministrazione della chemioterapia ed eventualmente associare alla terapia dei blandi lassativi.
Quali altri accertamenti occorrono?
Possono essere richiesti uno studio del cuore con elettro ed ecocardiogramma e della funzione polmonare per valutare la funzionalità di questi organi prima di iniziare la terapia.
Diarrea
La diarrea può avere molteplici cause: la chemioterapia, radioterapia, infezioni, ipersensibilità a determinati cibi, disturbi emozionali. Durante un episodio di diarrea i cibi transitano molto velocemente a livello intestinale prima che il corpo possa assorbire sufficienti vitamine, minerali e acqua. Questo può causare disidratazione e aumentare il rischio di infezioni. E' consigliabile, quando si verifica questo evento, mantenere una buona idratazione, preferendo bevande contenenti Sali minerali, come ad esempio il tè, ed assumere pasti piccoli ma frequenti.
Radioterapia
Nella radioterapia viene sfruttata l'energia dei raggi X per uccidere
le cellule tumorali ed eliminare il tumore; questa è una terapia
locale che agisce solo sulle cellule neoplastiche dell'area trattata;
in base al tipo di tumore la radioterapia può essere utilizzata
da sola o in combinazione alla chemioterapia.
Campo di irradiazione è il termine usato per indicare la parte
del corpo che deve essere irradiata, dato che l'estensione del linfoma
non è sempre definibile precisamente, la radioterapia è
confinata ai linfonodi e alle aree strettamente adiacenti; i campi di
irradiazione sono stabiliti caso per caso, in base al tipo e all'estensione
della malattia.
Le aree che comunemente vengono irradiate sono: il mantello (regione del
collo, torace e sopraclaveare), l'addome superiore (linfonodi par aortici
e milza), la pelvi ed i linfonodi inguinali. In alcuni casi può
essere necessario irradiare tutti i campi.
Per preparare il paziente alla radioterapia è necessario individuare
radiologicamente l'area da irradiare e disegnarne i contorni sulla cute
in modo tale che ogni volta si tratti la zona giusta. I tessuti normali
circostanti alla zona da irradiare saranno schermati con protezioni di
piombo. Il paziente viene esposto alle radiazioni in sedute giornaliere
di pochi minuti; infatti la dose totale prescritta viene raggiunta gradualmente
in alcune settimane.
Effetti collaterali della radioterapia
La radioterapia non è dolorosa ed il paziente non è radioattivo;
gli effetti collaterali più comuni sono: l'astenia che può
durare anche alcune settimane dopo la fine della terapia, riduzione dell'appetito
e del senso del gusto, irritazione della gola soprattutto se viene irradiata
la zona del collo, secchezza delle mucose della bocca per riduzione della
produzione di saliva (è utile assumere cibi leggeri, piccole quantità,
introdurre liquidi escludendo quelli irritanti come succhi di frutta,
limone), reazioni della cute come arrossamenti accompagnati da fastidio,
prurito ed edema. Queste alterazioni di solito scompaiono poche settimane
dopo la sospensione della terapia, la pelle può sembrare abbronzata
ed eventualmente sbucciata. E' importante, durante la radioterapia, non
esporre al sole le aree irradiate onde evitare pericolose ustioni.
La nausea può insorgere dopo il primo trattamento specie nei pazienti
che vengono irradiati all'addome; alcuni pazienti possono avere nausea
se non hanno mangiato nelle ore precedenti la radioterapia soprattutto
cibi dolci, grassi o piccanti. Se la nausea costituisce un problema si
può ricorrere ad antiemetici.
Perdita di capelli o peli può insorgere nelle aree irradiate.
Terapie di tipo biologico
La terapia biologica (inclusa l'immunoterapia) è un trattamento
che sfrutta la capacità di difesa dello stesso organismo malato
per trattare il tumore o per ridurre gli effetti collaterali causati dalle
terapie.
Queste terapie possono agire direttamente o ripristinare le naturali difese
contro la malattia; per esempio tali trattamenti includono: gli anticorpi
monoclonali, la radio immunoterapia, l'interferone, i vaccini, gli inibitori
dell'angiogenesi, le terapie pro apoptotiche e la terapia genica.
ANTICORPI MONOCLONALI (MAbs)
Sono simili ad un missile guidato che raggiunge il suo obiettivo. Quando
un agente esterno entra in contatto con l'organismo il sistema immunitario
produce anticorpi diversi (policlonali) diretti contro particolari molecole
chiamate antigeni, espressi sulla superficie dell'invasore.
Gli anticorpi sono prodotti dalle plasmacellule che sono le cellule più
mature della linea B linfocitarie presenti nel corpo, ogni plasmacellula
è responsabile della produzione di un anticorpo, detto pertanto
monoclonale. Ogni anticorpo monoclonale agisce specificamente contro un
preciso antigene. Utilizzando nuove tecniche è attualmente possibile
produrre una grande quantità di anticorpi monoclonali che siano
diretti contro un singolo antigene, espresso sulla superficie cellulare.
Varie strategie terapeutiche coinvolgenti l'uso di MAbs sono in corso
di studio:
- MAbs che reagiscono con specifici tipi di cellule tumorali inducendo la risposta immune del paziente contro il tumore.
- MAbs che veicolano farmaci, tossine o radioisotopi portandoli direttamente a contatto con la cellula neoplastica da distruggere.
- MAbs che vengono utilizzati prima di un trapianto autologo per distruggere le cellule neoplastiche residue.
Il RituxiMAb è stato il primo anticorpo monoclonale ad essere
utilizzato nel trattamento di numerosi linfomi aggressivi. Il RituxiMAb
è attivo contro l'antigene CD20 presente sulla superficie di quasi
tutti i linfociti B, ed è in grado di eliminare sia le cellule
linfomatose che le cellule B normali. Si pensa che le cellule linfomatose
vengano attaccate dal sistema immune in risposta al legame della cellula
con il MAb.
Poiché i linfociti normali più giovani non possiedono l'antigene
CD20, non vengono colpiti dal MAb. Le cellule B sono rigenerate dopo il
trattamento da queste cellule cosiddette staminali.
La radioimmunoterapia
Gli anticorpi monoclonali (MAbs) sono diretti contro uno specifico antigene espresso sulle cellule neoplastiche; ci sono alcuni MAbs a cui viene legata una molecola radioattiva che svolgerà la sua azione direttamente sulla cellula neoplastica. La radioimmunoterapia consiste nell'attaccare all'anticorpo isotopi radioattivi tipo: iodio 131 e ittrio 90 (il secondo) questi anticorpi sono usati per il trattamento di LNH B a basso grado o in trasformazione, resistenti alle terapie standard. Sono in corso molti studi finalizzati ad estenderne le applicazioni ed a sintetizzarne di nuovi.
L'interferone
L'interferone alfa (IFNa) è una proteina normalmente prodotta
dall'organismo che agisce contro le cellule neoplastiche; viene sintetizzato
artificialmente per uso terapeutico. Distrugge le cellule tumorali sia
direttamente che attraverso il sistema immunitario; alcuni studi hanno
dimostrato che somministrando IFNa in associazione con la chemioterapia
si può migliorare la risposta nei pazienti affetti da LNH a basso
grado; molti ne raccomandano l'uso come terapia di mantenimento dopo la
chemioterapia; molti studi hanno dimostrato l'efficacia dell' IFNa nel
prolungare la durata della remissione ma scarsa efficacia in termini di
prolungamento della IFNa è sopravvivenza.
Uno dei più comuni effetti collaterali di tipo sindrome influenzale:
febbre, debolezza, sonnolenza, dolori osteomuscolari; l'assunzione prima
di andare a dormire associata ad una buona idratazione e all'assunzione
di FANS, riduce tali effetti. IFNa può anche indurre una sindrome
depressiva a volte grave; altri effetti più rari includono anoressia
e disfunzione tiroidea.
I vaccini
Ancora non costituiscono un trattamento standard ma sono in corso di studio. Stimolano il sistema immunitario del paziente contro la malattia. Studi preliminari hanno dimostrato che hanno un effetto antineoplastico nei pazienti con malattia residua o in remissione. Tuttavia è ancora troppo presto per trarre delle conclusioni.
Le terapie "antisense"
Sono farmaci che dovrebbero indurre l'arresto della produzione di proteine
che in molti casi sono cancro-specifiche, così che le cellule neoplastiche
non possano sopravvivere. Sono terapie dirette contro specifiche forme
di tumore tra cui i LNH.
Questi farmaci potrebbero essere meno tossici di altri perché risparmiano
le cellule sane. Sono in corso di sperimentazione vari protocolli.
La terapia genica e la terapia antiangiogenesi
Sono trattamenti in corso di studio. Lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni
è detto angiogenesi, molti tumori stimolano l'angiogenesi causando
sviluppo di nuovi vasi e quindi permettendo la crescita del tumore. I
farmaci antiangiogenesi impediscono lo sviluppo di nuovi vasi e distruggono
il sistema dei vasi anomali che riforniscono il tumore limitando così
la crescita dello stesso.
La terapia genica mira a modificare la struttura genica delle cellule
tumorali così da renderle riconoscibili ed eliminabili da parte
del sistema immunitario; oppure è finalizzata a rendere le cellule
più sensibili ai trattamenti.
Entrambe le strategie terapeutiche potrebbero essere usate in combinazione
con la chemioterapia. Si tratta comunque ancora di terapie sperimentali.
Effetti a Lungo Termine e Recidive
Molti pazienti rispondono bene ai trattamenti e sopravvivono in salute
per molti anni ma, purtroppo ci sono alcuni problemi che emergono tardivamente,
per esempio i pazienti che hanno ricevuto terapia radiante al collo possono
sviluppare un ipotiroidismo.
Possibili conseguenze a lungo termine sono la sterilità e la menopausa
precoce; questo rischio dipende dal tipo di trattamento e dalla dose ricevuta,
è più frequente che si verifichi in donne con più
di 30 anni, mentre l'80% delle donne con meno di 30 anni riprende la funzione
mestruale. Negli uomini la sterilità può essere temporanea
o permanente; prima di cominciare la terapia l'uomo può criopreservare
il seme e la donna gli ovuli.
I pazienti trattati per un LNH possono correre un alto rischio di sviluppare
un secondo tipo di tumore quale leucemia, melanoma o altro.
Altri problemi interessano i polmoni ed il cuore, infatti c'è un
rischio maggiore di sviluppare patologie a carico di questi organi a causa
della tossicità dei chemioterapici.
I pazienti che ricevono terapia radiante hanno un aumentato rischio di
sviluppare un tumore nell'area irradiata nei successivi 20 anni; l'eccessiva
esposizione al sole di queste aree può indurre lo sviluppo dei
tumori cutanei; maggiore è il rischio di sviluppare tumore alla
mammella nelle donne che sono state irradiate al torace.
Trattamenti in Caso di Recidiva
La ricomparsa del LNH dopo la RC è detta recidiva; il tipo di LNH ed il tempo trascorso tra la remissione e la recidiva influenzeranno la scelta del trattamento. Le terapie di salvataggio spesso conducono ad una seconda remissione o alla guarigione ed includono altri regimi chemioterapici, anticorpi monoclonali, trapianto di cellule staminali.
Trapianto di Midollo o di Cellule Staminali
Il Midollo Osseo contiene delle cellule immature dette CELLULE STAMINALI
che danno origine ai tre elementi cellulari che troviamo nel sangue: globuli
rossi, globuli bianchi e piastrine. In alcuni casi le alte dosi di chemioterapia
o di radioterapia necessarie per distruggere le cellule linfomatose determinano
una incapacità del midollo osseo normale di rigenerare le cellule
del sangue; il trapianto di midollo osseo o di cellule staminali si rende
necessario per ricostituire il midollo normale.
I trapianti vengono suddivisi in due categorie a seconda delle sorgenti
di cellule staminali:
- Trapianto allogenico: le cellule vengono prelevate da un donatore compatibile che può essere un familiare (fratello, sorella) o non familiare (da registro).
- Trapianto autologo: in questo caso il paziente riceve cellule staminali sane prelevate da se stesso dopo la chemioterapia e con opportuna stimolazione.
Le cellule staminali sono prelevabili da midollo osseo, dal sangue periferico
con opportuni macchinari, e da cordone ombelicale. Il trapianto di cellule
staminali ha maggiori possibilità di successo nei pazienti in remissione
completa piuttosto che in quelli in remissione parziale o in piena ricaduta.
Il trapianto di cellule staminali è una procedura altamente sofisticata
e potenzialmente pericolosa in cui il midollo osseo del paziente, e possibilmente
tutte le cellule linfomatose residue, vengono distrutti preventivamente
da un una terapia intensa ad alte dosi e dalla successiva azione delle
cellule immunologicamente attive del donatore contro le cellule del ricevente.
Il midollo osseo distrutto viene quindi sostituito con le cellule del
donatore (allotrapianto), oppure con quelle del ricevente stesso prelevate
in remissione (autotrapianto).
Finchè il nuovo midollo non inizia a funzionare i pazienti dipendono
interamente dalle cure di sostegno per contrastare l'anemia, le emorragie,
e le infezioni. Nel trapianto allogenico i pazienti sono esposti al rischio
di una crisi di rigetto, che è una reazione immunologica potenzialmente
letale, in cui il midollo del donatore rigetta i tessuti del ricevente.
Nel caso di buon fine della terapia, il midollo trapiantato genera una
nuova popolazione di cellule sane.
Bibliografia
"Understandig Non-Hodgkin Lymphoma - A Guide For Patients, CFL (Cure For Lymphoma Foundation) - 2000.
^
torna indietro