Le Malattie: Leucemia Acuta Linfoide
INTRODUZIONE
Lo scopo di questo articolo è quello di fornire informazioni sulla
Leucemia Linfatica Acuta (LLA) ai pazienti,
alle loro famiglie e ai loro amici. La diagnosi di LLA suscita infatti
molti interrogativi sulla malattia e sulla terapia ma per comprendere
cos'À la leucemia À necessario familiarizzare con gli aspetti
generali del sistema del sangue. Gli argomenti affrontati in quest'opuscolo
riflettono gli interrogativi dei pazienti e delle famiglie: incidenza
della LLA, sintomi della malattia, metodi utilizzati per la diagnosi,
la terapia, cause e fattori di rischio, aspetti emozionali legati all'approccio
con la malattia.
É importante ricordare che la Leucemia Linfatica Acuta è
oggi considerata la forma più curabile di leucemia nei bambini.
Essa è la forma più frequente nei bambini, rappresentando
l' 85% di tutte le forme di leucemia nei pazienti di etá inferiore
ai 21 anni. L'esordio della malattia è più frequente nei
bambini tra i 2 e i 10 anni, anche se la malattia può insorgere
nella adolescenza e nell'etá adulta.
La Leucemia Linfatica Acuta è una malattia che coinvolge la produzione
delle cellule del sangue: l'effetto principale consiste nell'accumulo
di globuli bianchi immaturi (chiamati blasti) con conseguente riduzione
delle normali cellule del sangue.
FUNZIONI E COMPOSIZIONE DEL SANGUE
Il sangue è un organo vitale con compito di fornire ossigeno,
ed altre sostanze nutritive essenziali, nonché ormoni e sostanze
chimiche all'intero organismo. D'altra parte, oltre a costituire una delle
difese più efficaci difese contro le infezioni, il sangue funge
da veicolo per la rimozione di tossine e di altre sostanze da eliminare.
Il sangue è costituito da diverse componenti, ciascuna delle quali
svolge un ruolo.
I tre principali elementi del sangue coinvolti nella leucemia sono i globuli
rossi, le piastrine e i globuli bianchi, prodotti a livello del midollo
osseo e dei linfonodi, e che circolano nei vasi sanguigni all'interno
di un fluido chiaro detto plasma.
I GLOBULI ROSSI (ERITROCITI/EMAZIE) contengono emoglobina, una proteina
ricca di ferro che ha la funzione di immagazzinare l'ossigeno nel momento
in cui il sangue passa attraverso i polmoni, per poi rilasciarlo agli
organi e tessuti dell'intero organismo. Una diminuzione dei globuli rossi
e dell'emoglobina, condizione nota come anemia, causa debolezza, vertigini,
affanno, cefalea e irritabilità.
Le PIASTRINE sono delle minuscole cellule a forma di disco che aiutano
a prevenire sanguinamenti prolungati o eccessivi formando coaguli. Una
riduzione delle piastrine può causare emorragie a carico delle
mucose o di altri tessuti come ad esempio la cute, con formazione di ematomi
e petecchie. La comparsa di lividi senza motivo è una caratteristica
della grave carenza di piastrine.
I GLOBULI BIANCHI (LEUCOCITI) giocano un ruolo fondamentale nella difesa
dell'organismo contro le infezioni determinate da batteri, virus, funghi
e parassiti. Esistono tre tipi principali di globuli bianchi, ognuno dei
quali svolge un ruolo specifico nel combattere le infezioni:
- I Monociti difendono l'organismo dalle infezioni batteriche e semplificando possiamo dire che "presentano" batteri e sostanze estranee ai linfociti perchè le inattivino.
- I Granulociti comprendono i neutrofili, gli eosinofili e i basofili. I neutrofili sono predominanti rappresentando il 60% circa di tutti i globuli bianchi. In presenza di un'infezione i globuli bianchi si moltiplicano rapidamente, fagocitano le sostanze estranee (virus, batteri) distruggendoli, ed infine, giunti al termine del loro ciclo vitale, vengono a loro volta fagocitati dai monociti. Una volta che l'infezione è sotto controllo, la produzione dei neutrofili ritorna a valori normali e costanti. Anche gli eosinofili e i basofili hanno un ruolo nel combattere le infezioni.
- I Linfociti comprendono due tipi di cellule che cooperano nella attivazione e regolazione della risposta imunitaria. Le cellule T e i sottogruppi di cellule Natural Killers attaccano le cellule infettate dai virus e le cellule tumorali. Le cellule B producono e rilasciano anticorpi o sostanze proteiche che si legano agli agenti infettivi prevenendo eventuali danni che essi potrebbero arrecare all'organismo.
Lo sviluppo delle cellule del sangue
Il sangue, come tutti gli organi e tessuti, è costituito principalmente
da cellule sufficientemente mature per poter svolgere adeguatamente le
loro funzioni. I leucociti, i globuli rossi e le piastrine si immettono
nel flusso sanguigno dopo un processo di maturazione chiamato emopoiesi;
tale processo comincia con la produzione di cellule immature a livello
del midollo osseo, della milza e dei linfonodi. La maggior parte delle
cellule del sangue, incluse quelle coinvolte nella LLA, nascono e maturano
a livello del midollo osseo, mentre una piccola percentuale di cellule
viene prodotta a livello dei linfonodi.
Le cellule del sangue si sviluppano con le stesse modalitá di tutte
le altre cellule dell'organismo: i vari organi e tessuti contengono un
insieme di cellule immature, o indifferenziate, note come cellule staminali.
Queste cellule cominciano a dividersi e a maturare finquando non divengono
cellule pienamente sviluppate, o differenziate.
Le cellule originariamente coinvolte nella produzione di cellule ematiche
sono dette cellule staminali pluripotenti, a significare che esse contengono
le caratteristiche di tutti i differenti tipi di cellule da cui deriveranno
le principali linee cellulari ematiche. La mieloide, dará origine
a quei globuli bianchi conosciuti come monociti e granulociti; mentre
la linea linfoide, dará origine ai linfociti. Quando le cellule
maturano, esse vengono rilasciate in circolo ad un ritmo tale da compensare
la morte delle cellule invecchiate. Le cellule ematiche vengono rilasciate
dal midollo osseo solo dopo aver raggiunto una maturitá sufficiente
che gli permetta di funzionare in maniera adeguata. Normalmente, le cellule
immature o "blasti" non sono presenti nel sangue periferico,
mentre una quantitá relativamente piccola di queste cellule immature
in via di sviluppo è contenuta nel midollo osseo In ogni caso,
in condizioni normali le cellule immature non costituiscono mai più
del 5% della popolazione totale di cellule del midollo osseo.
L'intero ciclo di crescita, mantenimento e distruzione delle cellule rappresenta
un processo altamente preciso ed efficiente: la crescita anormale o eccessiva
di qualunque tipo di cellula altera il delicato equilibrio necessario
per il mantenimento di un buono stato generale di salute e benessere dell'organismo.
LEUCEMIA
Il termine leucemia deriva dal greco e significa "sangue
bianco". Le cellule colpite dalla leucemia non sono in grado di svilupparsi
normalmente, e si moltiplicano in modo incontrollato invadendo lo spazio
di quelle sane. Questi globuli bianchi anormali, i blasti, sovrappopolano
il midollo osseo e straripano nel circolo ematico.
La crescita eccessiva delle cellule leucemiche impedisce il normale sviluppo
delle cellule nel midollo che non è più in grado di mantenere
la produzione di un numero sufficiente di globuli rossi, piastrine e globuli
bianchi. L'effetto clinico di tale squilibrio è l' anemia, le emorragie
e l'aumentata suscettibilitá alle infezioni.
Poichè le cellule leucemiche circolano attraverso il sangue e il
sistema linfatico, esse infiltrano organi vitali come i polmoni, i reni,
la milza ed il fegato, il cui funzionamento viene a sua volta compromesso.
Spesso si verifica un ingrossamento di tali organi.. Le cellule leucemiche
possono inoltre invadere il cervello e il midollo spinale, attraversando
la barriera emato-encefalica, un sistema di cellule a fitta rete il cui
compito è quello di proteggere il sistema nervoso centrale.
Con il progredire della malattia, i blasti invadono l'intero organismo,
rendendo il paziente sempre più affaticato (per l'anemia), suscettibile
ad emorragie (soprattutto per la mancanza di piastrine) e determinando
una condizione in cui anche una piccola infezione (mancanza di globuli
bianchi) o un lieve trauma fisico possono rappresentare una evenienza
potenzialmente fatale.
Senza l'apporto di terapie adeguate, si può verificare la morte
per emorragia, per sepsi (infezione grave), o per insufficienza di qualche
organo.
Esistono due tipi principali di leucemia acuta:
- Leucemia linfatica acuta (LLA), che colpisce i globuli bianchi di tipo linfoide
- Leucemia mieloide acuta (LMA), che colpisce i globuli bianchi di tipo mieloide
La leucemia linfatica acuta, quindi, determina un'alterazione caratteristica, che conduce a una sovrapproduzione di linfociti immaturi che dovrebbero normalmente maturare in cellule mature T o B. La LLA è costituita dai seguenti sottogruppi:
- LLA di tipo B: origina da un linfocita immaturo di tipo B che, in condizioni normali, diventerebbe una cellula produttrice di anticorpi. Si verifica all'incirca nell'85% dei bambini e nel 60% degli adulti.
- LLA di tipo T: si verifica principalmente negli adolescenti e nei giovani adulti, con un'incidenza lievemente più alta nei maschi. Nel complesso l'incidenza è di circa il 15-20%. Colpisce le cellule immature che normalmente diventerebbero cellule T attive contro agenti estranei come virus e cellule tumorali.
La LLA è una malattia potenzialmente mortale. Il suo sviluppo è rapido e, se non diagnosticata e trattata tempestivamente, dá un'aspettativa di vita inferiore ad 1 anno: la terapia consente invece la guarigione completa nella maggioranza dei casi.
SINTOMI
I sintomi della leucemia linfatica acuta possono apparire improvvisamente,
ma spesso sono lenti e insidiosi. Molti pazienti cominciano a soffrire
di infezioni frequenti e accusano sintomi influenzali come febbre alta,
raffreddore e disturbi respiratori.
Anche stanchezza e irritabilitá, determinati dall'anemia, sono
sintomi comuni. Inizialmente, questi sintomi possono fluttuare di giorno
in giorno: i pazienti, soprattutto i bambini, possono essere esausti e
avere febbre alta un giorno, e sentirsi bene il giorno successivo, solo
che febbre e affaticamento ricompaiono presto.
E' frequente un aumento dei linfonodi, soprattutto nei bambini. Anche
il fegato e la milza spesso aumentano di volume, determinando una protrusione
dell'addome, e per questo i pazienti dicono di sentirsi "pieni"
e di non avere appetito.
I bambini possono perdere il coordinamento motorio e cadere più
frequentemente. Piccoli tagli possono sanguinare a lungo, e si possono
verificare sanguinamenti eccessivi dopo interventi chirurgici minori,
come ad esempio l'estrazione di un dente. Le ragazze, anche se di rado,
possono avere mestruazioni abbondanti e che durano a lungo.
Possono comparire sulla pelle petecchie o lividi grandi e non causati
da trauma, e naso e gengive possono sanguinare spontaneamente. A volte
può essere presente dolore alle giunture ossee. Pazienti con interessamento
del sistema nervoso centrale posono presentare cefalee importanti o visione
doppia. È importante riferire al medico questi, o qualunque altro
sintomo, per due ragioni:
- Perchè sono utili per valutare lo stato raggiunto dalla malattia.
- Perchè la maggior parte di questi sintomi è trattabile e si può quindi intervenire per migliorare le condizioni del paziente.
DIAGNOSI
Per fare diagnosi di LLA è necessaria innanzitutto una storia
clinica dettagliata, quindi una visita accurata del paziente e l'esame
al microscopio del sangue periferico.
Poichè i sintomi della leucemia possono essere simili a quelli
di altre malattie, se l'esame del sangue fa sospettare una leucemia, sará
necessario eseguire un aspirato di sangue midollare per poterlo osservare
al microscopio. Infatti nella LLA, soprattutto nelle fasi iniziali, le
cellule leucemiche non sempre sono presenti in grandi quantitá
nel sangue, mentre un numero significativo sará sempre presente
a livello del midollo osseo. Pertanto un campione di sangue midollare
dovrá sempre essere esaminato per confermare la diagnosi e per
classificare il tipo di leucemia. -Aspirato midollare (A.M.). Ottenere
un campione di sangue midollare è una procedura relativamente semplice
che richiede solo qualche minuto; di solito il prelievo viene effettuato
posteriormente a livello del bacino. La piccola area cutanea sovrastante
l'osso viene disinfettata e anestetizzata, quindi s'inserisce velocemente
un ago nell'osso e si aspira una piccola quantitá di sangue midollare.
Una volta che la diagnosi di LLA sia confermata è necessario esaminare
un campione di liquido cefalorachidiano prelevato mediante rachicentesi
(puntura lombare, P.L.) per verificare un'eventuale diffusione della leucemia
a livello del sistema nervoso. La puntura lombare (rachicentesi) è
una procedura molto semplice in mani esperte, che richiede di solito solo
pochi minuti. Una piccola area alla base della spina dorsale viene disinfettata
e anestetizzata, un ago viene inserito tra due vertebre lombari nel canale
vertebrale, dove il liquido cefalorachidiano circonda il midollo spinale.
Il liquido si aspira con una normale siringa.
Tali procedure, A.M e P.L, rientrano nella tecniche standard e sono necessarie
per una diagnosi accurata di LLA. I risultati degli esami sul campione
di sangue periferico, sul midollo e sul liquido cefalorachidiano rappresentano
strumenti essenziali nella valutazione dei fattori prognostici, nell'identificazione
dei pazienti a maggior rischio di ricadute e nella pianificazione del
programma terapeutico. Tali esami saranno effettuati durante tutta la
terapia come nel periodo successivo, costituendo una importante verifica
della risposta alla terapia e permettendo l'individuazione precoce di
eventuali ricadute.
L'esecuzione degli AM e PL genera ansia nei pazienti e nei loro familiari
per diverse ragioni. Innanzitutto, questi esami danno informazioni sull'andamento
della malattia, e possono quindi comportare tanto notizie buone quanto
cattive. In secondo luogo, tali esami, essendo tecniche invasive e a volte
dolorose, possono spaventare, specialmente nel caso dei bambini più
piccoli. Infine, precedenti esperienze negative con queste o altre procedure
possono provocare un inutile stress nei confronti di esami successivi.
E' per questo che nel nostro Reparto, all'esordio della malattia, quando
si rende necessario effettuare numerosi acceratamenti diagnostici invasivi
in un breve spazio di tempo si utilizza una breve anestesia. I pazienti
e i loro familiari sono resi consapevoli fin dalle prime fasi della malattia
della possibilitá di rendere meno fastidiose tali procedure: in
primo luogo, i medici tengano nel dovuto conto le preoccupazioni dei pazienti
e delle loro famiglie, facendo in modo che tali esami siano accettati
e la loro esecuzione coadiuvata dalla famiglia che quindi viene a conoscere
rischi e vantaggi di tali procedure.
LA TERAPIA
Trent'anni fa i pazienti affetti da LLA sopravvivevano solo pochi mesi
dopo la diagnosi. Ma specialmente negli ultimi dieci anni si sono verificati
importanti progressi nella cura di tale malattia, tanto che oggi almeno
il 95% dei bambini va in remissione e dal 50 al 75% sopravvive per più
di cinque anni, con una possibilitá di guarigione da LLA che supera
il 50%. La tempestività della terapia è però essenziale,
e va generalmente iniziata entro pochi giorni dalla diagnosi. È
bene che tali pazienti siano trattati in reparti specializzati nella diagnosi
e cura delle malattie ematologiche.
L'obiettivo nel trattamento della LLA è quello di indurre una remissione
prolungata. Per remissione si intende una condizione nella quali scompaiano
tutti i segni e sintomi della malattia e sia il sangue periferico che
quello midollare risultino normali all'esame microscopico.
Quando si raggiunge la guarigione (in media il 70% dei casi), questa è
completa: cioè il bambino cresce, si sviluppa, fa sport, si sposa,
ha figli ecc. La LLA deve essere considerata una malattia sistemica che
può interessare tutti gli organi in quanto le cellule malate possono
circolare per l'intero organismo attraverso il sangue e il sistema linfatico.
La chemioterapia, cioè l'uso di farmaci antileucemici che si diffondono
per tutto il corpo, è il metodo più completo e più
sicuro nel trattamento della malattia. Anche la radioterapia può
essere utilizzata. Aree limitate come il cervello e il midollo spinale
possono essere sottoposte a radioterapia quale completamento della chemioterapia.
Il trapianto di midollo osseo è una modalità terapeutica
eseguita in via eccezionale di cui si parlerà più avanti.
CHEMIOTERAPIA
Il trattamento consiste in una associazione di farmaci a dosaggi determinati
in base alle caratteristiche fisiche (etá, peso, altezza) del bambino.
I bambini vengono classificati e successivamente inseriti in protocolli
terapeutici in base ai cosiddetti fattori di rischio (cararatteristiche
cliniche della malattia al momento della diagnosi) e alla risposta alla
terapia cortisonica dei primi giorni. I protocolli terapeutici utilizzati
nel nostro Reparto sono protocolli nazionali concordati dalla A.I.E.O.P.
(Asssociazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica).
Normalmente, la chemioterapia è costituta da più cicli terapeutici:
1) induzione 2) consolidamento 3) reinduzione 4) mantenimento.
1 - Fase di induzione
L'obiettivo di questa fase iniziale del trattamento è quello di
ottenere una remissione stabile della malattia grazie alla distruzione
di un gran numero di cellule leucemiche in un breve spazio di tempo. In
questa fase della terapia, che dura dalle 4 alle 6 settimane, la maggior
parte dei pazienti va in remissione. I pazienti rimangono in ospedale
per una parte di questo periodo, poich" necessitano di trasfusioni
di globuli rossi o piastrine che possono ridursi notevolmente a causa
della terapia. Alcuni pazienti possono presentare febbre e sono quindi
sottoposti a terapia antibiotica per combattere le infezioni. Qualche
paziente, per brevi periodi di questa fase può essere seguito in
Day Hospital, se le condizioni lo permettono.
La maggior parte dei programmi di induzione della LLA includono la vincristina,
il prednisone e la L-asparaginasi. Altri includono anche la daunorubicina,
ARA-C, ciclofosfamide, e 6-mercaptopurina, ecc. Questa combinazione di
farmaci risulta molto meno tossica di altre forme di chemioterapia anche
se gli effetti indesiderati possono essere presenti.
La vincristina, per esempio, può provocare una caduta temporanea
dei capelli, costipazione e debolezza muscolare; può inoltre avere
un effetto inibitorio sul midollo osseo, soprattutto sulla produzione
di globuli rossi. Il prednisone può determinare un aumento dell'appetito
e del peso corporeo e può talora provocare un aumento della glicemia.
L'asparaginasi può causare pancreatite, diabete, alterazione della
coagulazione e reazioni allergiche.
Tutti questi effetti indesiderati sono possibili ma non certi e possono
essere controllati da varie contromisure.
2 - Fase di consolidamento e reinduzione
Una volta completata la fase di induzione e dopo aver raggiunto la remissione, i pazienti passano alla terapia di consolidamento e di reinduzione. Le fasi di consolidamento e reinduzione, ruotando i farmaci, permettono di ottimizzare i risultati ottenuti con la terapia di induzione seguita da quella di mantenimento.
3 - Fase di mantenimento
Scopo della terapia di mantenimento è quello di distruggere le
cellule leucemiche residue prima che queste abbiano l'occasione di moltiplicarsi,
portandole a livelli così bassi che venir sopraffatti dal sistema
immune. La terapia di mantenimento, che ha una durata di 18 mesi, consiste
nella somministrazione in genere di farmaci per os o im. Durante il mantenimento
ogni settimana verranno effettuati dei controlli e periodicamente verranno
esaminati campione di sangue midollare e liquor cefalo-rachidiano. I farmaci
utilizzati per il mantenimento (in genere methotrexate e 6-mercaptopurina),
vengono somministrati in modo da limitare la comparsa di effetti tossici.
Di conseguenza, i bambini sono in grado di condurre una vita normale frequentando
la scuola.
Durante questo periodo il problema maggiore per i pazienti è che
la terapia contribuisce anche a diminuire le difese immunitarie. Infezioni
o malattie comuni, che in condizioni normali sarebbero considerate lievi
o autolimitanti, diventano serie minacce alla salute dei pazienti in remissione
che, per questo motivo, dovrebbero rivolgersi immediatamente al proprio
medico in caso di esposizione a malattie contagiose o ai primi segni di
infezione o malattia.
La varicella, in particolare, può causare serie complicazioni.
Se da un lato è opportuno incoraggiare i bambini a giocare con
gli amici e i compagni di scuola, piuttosto che isolarli, dall'altro è
necessario proteggerli il più possibile dalle malattie infettive
come la varicella ed il morbillo.
Nel caso in cui i bambini avessero dei contatti con coetanei affetti da
queste malattie, è necessario farlo presente al proprio medico
affinchè vengano adottate terapie preventive adeguate.
La fase di mantenimento si protrae per un periodo di circa 18 mesi, dopodichè
la chemioterapia viene interrotta e i pazienti vengono seguiti accuratamente
per un lungo periodo di tempo. A volte le cellule leucemiche trovano rifugio
nei testicoli o nel sistema nervoso centrale. Nel caso di ricaduta si
prevede l'utilizzo di protocolli terapeutici finalizzati all'induzione
di una seconda e persino terza remissione. Tuttavia, ogni remissione tende
ad essere più breve di quella precedente, e comunque la guarigione
dei pazienti dipende molto dalla durata della 1a remissione.
Infine, nel caso di recidiva, una terapia da prendere in considerazione
è il trapianto di midollo osseo (meglio chiamarlo trapianto di
cellule staminali).
LA PROFILASSI DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE
La terapia della Leucemia Linfoide Acuta prevede obbligatoriamente la profilassi del sistema nervoso centrale (SNC), finalizzata all'eliminazione di eventuali cellule leucemiche all'interno del SNC. Tale trattamento si rende necessario poiché la barriera emato-encefalica è costituita da una fitta rete di capillari che impedisce ai farmaci di raggiungere il cervello ed il midollo spinale in quantità sufficienti, costituendo così un rifugio naturale per le cellule maligne. La profilassi del SNC consiste nella associazione di farmaci quali methotrexate (MTX) cytosina-arabinoside (ARA-C) e cortisone, che vengono somministrati attraverso una PL nel canale vertebrale con cadenza prestabilita. La profilassi del SNC è quindi una fase essenziale del trattamento, senza la quale i pazienti correrebbero un serio rischio di recidive a livello del SNC nonostante la chemioterapia.
Il Trapianto di Midollo Osseo (Trapianto di Cellule Staminali)
Il trapianto di Cellule Staminali costituisce un'efficace alternativa
per i pazienti leucemici ad alto rischio, ossia quei pazienti che non
rispondono alla chemioterapia, che hanno subito delle ricadute o, comunque,
sono ad alto rischio di ricaduta e quindi con poche possibilità
di guarigione.
I trapianti vengono suddivisi in tre categorie secondo le sorgenti delle
cellule staminali:
- Trapianto singenico: con un fratello gemello perfettamente identico.
- Trapianto allogenico: da donatore familiare (germano).
- Trapianto allogenico: da donatore non familiare (da registro).
- Trapianto autologo: in cui il donatore è il paziente stesso.
I Trapianti possono poi essere da donatori più o meno compatibili
e questo diminuisce od aumenta il rischio del trapianto.
Prescindendo dai donatori, le cellule staminali sono prelevabili da midollo
osseo (trapianto di midollo osseo), dal sangue periferico (con macchine
speciali che raccolgono le poche cellule staminali del sangue), e da cordone
ombelicale (congelato nelle Banche del Cordone). Il trapianto di Cellule
Staminali ha maggiori possibilità di successo nei pazienti in remissione
completa, piuttosto che in quelli in remissione parziale o che sono in
piena ricaduta. Di conseguenza si raccomanda di eseguire il trapianto
durante la prima remissione per i pazienti leucemici ad alto rischio ed
alla seconda o terza remissione per gli altri pazienti. Il trapianto di
cellule staminali è una prassi altamente sofisticata e potenzialmente
pericolosa, in cui il midollo osseo del paziente e che, per quanto possibile,
tutte le cellule leucemiche, vengono distrutti preventivamente da una
terapia combinata costituita da irradiazione generale e/o chemioterapia
intensa, e dalla successiva azione delle cellule immunologicamente attive
dal donatore contro le cellule leucemiche del ricevente. Il midollo distrutto
viene dunque sostituito con le cellule staminali di un donatore, oppure
con quelle del paziente stesso prelevate in remissione.
Finchè il nuovo midollo non inizia a funzionare (generalmente dopo
tre-quattro settimane), i pazienti dipendono interamente dalle cure di
sostegno per contrastare l'anemia, le emorragie e le infezioni. Inoltre
i pazienti sono esposti al rischio di una crisi di rigetto che è
una reazione immunologica potenzialmente letale in cui il midollo del
donatore rigetta i tessuti del paziente. Nel caso in cui la terapia andasse
a buon fine, il midollo trapiantato genera una nuova popolazione di cellule
sane. Recenti risultati comprovano il fatto che con il trapianto le possibilità
di nuova guarigione per pazienti che altrimenti avrebbero subito delle
ricadute, sono notevolmente aumentate. Nel complesso, le percentuali di
piena guarigione dopo il trapianto sono superiori al 50% nei bambini e
del 35% negli adulti. È per questo motivo che si stanno conducendo
diverse ricerche nello sforzo di ampliare la gamma dei trapianti di cellule
staminali riducendone la tossicità. La prassi del trapianto autologo
consiste nel prelevare dal paziente in remissione una quantità
di cellule staminali. Tale campione viene quindi conservato a temperature
molto basse. A questo punto i pazienti vengono sottoposti ad irradiazione
generale e/o chemioterapia intensa per distruggere completamente il loro
midollo che poi verrà sostituito con quello apparentemente buono
prelevato precedentemente.
Cause e Fattori di Rischio
Le cause precise della LLA ed i mezzi per prevenirle non si conoscono.
Tuttavia, alcune malattie genetiche come la sindrome di Down, la sindrome
di Bloom, sono considerate patologie con maggior rischio di leucemie.
Un alto dosaggio di radioterapia (come pure l'esposizione a radiazioni
nucleari) ed alcune sostanze chimiche (derivati del benzene) costituiscono
dei fattori scatenanti. Molti sostengono che la malattia deriva da una
complessa interazione di fattori virali, chimici e genetici.
Ad ogni modo la LLA non è contagiosa.
Poiché la causa scatenante della LLA non si conosce con precisione,
è comune per i pazienti ed i loro familiari chiedersi il perché
di questa malattia, soprattutto dopo la diagnosi. Le diverse ipotesi che
non conseguono possono essere importanti poiché alcuni pazienti,
soprattutto bambini, potrebbero percepire la malattia come una punizione
o comunque avere una visione distorta della situazione. È importante
che i membri della famiglia si convincano del fatto che, se da un lato
le cause della malattia restano ancora sconosciute, è certo che
essa non è in alcun modo imputabile ad un loro errore.
Aspetti Emotivi
La diagnosi di LLA provoca delle reazioni emotive non solo nei pazienti,
ma anche nei familiari e negli amici. La conferma di tale diagnosi può
suscitare diverse reazioni: dal rifiuto della sitazione alla depressione
ed alla disperazione. La gamma di risposte emotive è talmente varia
che è praticamente impossibile etichettarle come giuste o normali.
I pazienti possono nutrire sentimenti di paura, confusione e rabbia, nonché
di forte apprensione per i disagi che la malattia causa all'interno della
famiglia.
Dopo lo sbandamento iniziale molti pazienti possono ottenere un po' di
sollievo se riprendono il controllo della proprio vita.
Inoltre, i genitori dei bambini leucemici si sentono spesso arrabiati
e confusi. I sensi di colpa sono reazioni comuni, così come le
tensioni causate dalle decisioni da prendere circa l'educazione del bambino
e la gestione del budget familiare, gravato da un ulteriore fardello economico.
Anche i fratelli dei piccoli malati potrebbero avere delle difficoltà
di adattamento ai nuovi disagi causati dalla malattia nella loro vita.
Frequenti sono i sentimenti di rancore nei confronti del fratello malato
ed i sensi di colpa generati dal fatto di sentirsi in qualche modo responsabili.
È naturale che i genitori ed i parenti abbiano delle domande relative
alla chemioterapia e ad eventuali terapia alternative. Di conseguenza,
è opportuno che i pazienti ed i genitori dei bambini leucemici
si rivolgano direttamente ai medici del reparto per soddisfare domande
specifiche e non dovrebbero esitare ad esporre qualsiasi tipo di problema.
Inoltre può essere utile contattare altri specialisti, pazienti
e familiari di pazienti che meglio comprendono la particolarità
delle emozioni e dei bisogni di coloro che convivono con la leucemia.
Aspetti Socio-Culturali
I bambini sottoposti a chemioterapia, almeno durante i primi 6/7 mesi
di trattamento, non possono frequentare la scuola.
In questa particolare condizione lo studio riveste un'importanza fondamentale:
esso crea un legame tra il bambino e la realtà esterna, tra il
suo mondo attuale, costituito dall'ospedale, quello passato, costituito
dalla scuola e dagli amici, e quello futuro basato sul ritorno alla vita
normale tra cui è compreso il rientro a scuola.
Questo "ponte" tra passato e futuro è determinante nel
permettere al bambino di sentirsi, seppure in una condizione di difficoltà
dovuta alla malattia, proiettato verso il futuro.
È proprio in tale contesto che lo studio rappresenta, in ospedale,
il suo più alto significato: è un tacito messaggio di guarigione
! La scuola in ospedale, infatti, gli permetterà, al termine delle
terapie, di rientrare nella "sua" scuola, nella classe con i
"suoi" compagni e le "sue" insegnanti senza perdere
l'anno.
La malattia, già destabilizzante, non deve anche bloccare la vita
sociale del bambino e la presenza della scuola in ospedale ha come obiettivo
quello di permettere ad ogni alunno di continuare il percorso scolastico
come tutti gli altri bambini.
Nel reparto di Ematologia dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma sono
presenti insegnanti statali di ruolo di scuola elementare, scuola media
e, su richiesta, di scuola superiore. Le lezioni si svolgono a livello
individuale, accanto al letto di ogni bambino o ragazzo; la durata degli
interventi didattici dipende da numero degli alunni degenti. Gli insegnanti
inoltre, quando è possibile, prendono contatti con i colleghi delle
scuole di provenienza dei bambini lungodegenti per concordare programmazioni
e metodi comuni.
Ad ogni ricovero il bambino entrerà in ospedale con lo zaino e
tutto il materiale scolastico che servirà per lo svolgimento delle
lezioni. I bambini che non potranno frequentare la scuola esterna per
tutto l'anno, verranno iscritti alla scuola Ospedale Bambino Gesù
(Istituto Comprensivo di Via Giulia) e riceverranno alla fine del primo
e secondo quadrimestre la scheda di valutazione.
Al termine dell'anno scolastico i docenti convocano le commissioni per
lo svoltimento degli esami di quinta elementare e terza media.
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